Posted By sspoladori
“My Brother’s Name is Robert and He is an Idiot”, di Philip Gröning.

Trovo sia un buon modo per inaugurare questo spazio completamente rinnovato quello di raccontare qualche impressione dalla 68a edizione del Festival di Berlino. Oggi è stato presentato alla stampa e al pubblico l’attesissimo nuovo film di Philip Gröning My Brother’s Name is Robert and He is an Idiot.

Gröning, per intenderci, è il regista che ha firmato Il grande silenzio, il suo maggior successo internazionale, e La moglie del poliziotto, con cui ha vinto il Premio Speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia del 2013. I suoi film hanno sempre una durata molto importante, intorno alla tre ore.

In questo caso, i 174 minuti vengono messi al servizio della storia di due gemelli, in un weekend di un’estate che precede l’esame di filosofia di lei. Sdraiati nei campi, sfogliano libri, ragionano di filosofia, giocano con una cavalletta, si riforniscono di birre in una stazione di servizio poco distante. Sono circondati da un paesaggio idilliaco e agitati da un’elettrica tensione incestuosa. Poi una scommessa: prima dell’esame, Elena farà sesso con qualcuno. La sfida prende una piega eccessiva e piega in tragedia.

Gröning, che è sceneggiatore, regista e direttore della fotografia ha talento, indubbiamente. Ha anche, però, ambizioni eccessive. In quest’opera, che è stata salutata da applausi (pochi), fischi (molti) e ululati (eccessivi) alla proiezione stampa, guarda a Malick, anzi “ai” Malick – quello dei primi film, de La rabbia giovane soprattutto, e a quello dell’era post Tree of Life – e ad Haneke. Cita Bergson, S. Agostino, Heidegger. Ci dice che il presente non esiste e trasforma i due fanciulli – tormentati da pulsioni e istinti ma fondamentalmente vuoti di ragione – in due nichilisti che vivono come se nulla esistesse al di fuori della loro testa. Il risultato, tuttavia, è per lo più sfiancante, quando vira verso la banalità del male è pasticcione e scorretto, quando si affida a uno spiegone finale nuovamente intessuto di citazioni è sfibrante e sfinente.

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