I traumi privati e storici di Madres Parallelas

Si apre l’edizione numero 78 della Mostra del cinema di Venezia, con Madres Parallelas, il ritorno al Lido di Pedro Almodovar. Un film politico, lucido e molto diretto, che intreccia in modo molto efficace due differenti piani narrativi, uno storico e uno privato. Protagoniste sono due donne, la quarantenne Janis e la giovane Ana, che diventano madri senza averlo cercato. Si conoscono in ospedale, dove condividono la stanza e le proprie preoccupazioni: per entrambe, la maternità ha qualcosa di traumatico, che le due tentano, nei primi tempi di vita delle loro bimbe, di tenere sommerso in modi diversi. Intanto, in una zona rurale alle porte di Madrid in cui abita da decenni la famiglia di Janis, la comunità si attiva per realizzare degli scavi che portino alla luce i resti di alcuni partigiani antifranchisti, rimasti sepolti per lungo tempo, proprio mentre il governo Rajoy (il film inizia nel 2016) tenta di ostacolare la legge sulla Memoria histórica promulgata dal governo Zapatero nel 2007, cercando di far scivolare il passato verso l’oblio.

Madres Parallelas è soprattutto qui, in questo parallelismo tra traumi della storia e traumi personali, tra racconto politico e melodramma. In entrambi i casi, questo racconto al femminile tanto rischioso quanto riuscito sembra rimandare alla necessità di “dissotterrare” i propri scheletri, perché in fondo noi siamo il passato - anche e soprattutto doloroso - che abbiamo vissuto. Così fa Janis (bravissima Penelope Cruz), che soffre e lotta per capire e accettare la verità su sua figlia, così fa Ana (la giovane e talentuosa Milena Smit) per far emergere dal suo rimosso il concepimento traumatico di sua figlia, così fa anche la comunità rurale in cui Janis affonda le proprie radici, che riporta alla luce del sole le ossa dei desaparecidos e con esse il proprio dolore mai elaborato. Madres Parallelas è un film di passati svelati, di traumi e drammi sbiaditi rimessi a fuoco, che sembra idealmente riprendere molti elementi del cinema classico di Almodovar, con leggerezza e ispirazione, forse senza l’ironia tragicomica dei suoi film migliori, ma con grande eleganza e forza emotiva.

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