Su “Scene da un matrimonio”


«Io è un altro», scriveva Rimbaud nella Lettre du Voyant, e in effetti una delle cose emotivamente più dirompenti di Scene da un matrimonio - su Sky dal 20 Settembre - è che i due personaggi principali, Jonathan e Mira, presenti dall’inizio alla fine delle 5 puntate, quasi in tempo reale, sembrano spesso alieni a se stessi e ai propri desideri, incapaci di comprendere a fondo i sentimenti, le emozioni e gli stati d’animo che li attraversano, facendoci sentire un po’ tutti - come recita il titolo della terza puntata - “analfabeti emotivi”. Variazione sul tema del capolavoro di Bergman del 1973, questa nuova serie HBO - diretta da Hagai Levi (In treatment, The Affair) e riscritta insieme alla drammaturga Amy Herzog - disseziona in cinque quadri la rovina di una relazione, partendo dalla felicità - solo apparente - della prima scena, per arrivare alla ieraticità della quinta, in cui la relazione tra i due sembra ormai intrappolata in un’assenza di forma da cui è impossibile uscire. L’analfabetismo cui fa riferimento l’episodio centrale rimanda anche a un’altra dimensione cruciale ed enigmatica di questa riuscitissima serie, quella del linguaggio, che si configura come inafferrabile, ingestibile e soprattutto inadeguata a veicolare in modo lineare il racconto di sé. Levi aveva già dimostrato di saperla indagare in modo ineccepibile con In Treatment, in particolare con le prime stagioni della versione americana, e qui si ripete, anche grazie alla performance strepitosa di Oscar Isaac e Jessica Chastain, il cui dialogo ininterrotto è una progressiva discesa nel dolore, un viaggio traumatico dal quale è impossibile non sentirsi rappresentati, in un punto o nell’altro. La catena significante delle loro parole si increspa progressivamente, a partire dall’iniziale, apparente tenuta simbolica, che non a caso coincide con la necessità di una mesinscena: prima davanti a un’intervistatrice che li interroga per una ricerca universitaria, poi nel confronto con una coppia di amici in crisi, infine nel dialogo con una dottoressa in ospedale, i due usano il linguaggio per stare dentro al simbolico della forma matrimoniale. Nelle scene successive, le parole diventano oggetti fuori controllo, che dicono al di là di quello che significano e che la scrittura ineccepibile di Levi ed Herzog ci restituiscono come un “inferno” di cui Mira e Jonatham sono prigionieri e in cui affonda la loro relazione. A ricordarci che, pirandellianamente, crediamo di intenderci ma non ci intendiamo mai. E che tutto si complica se, come dice Lacan, non è mai possibile fare Uno con l'Altro nemmeno attraverso la sessualità.

Da non perdere, da lunedì 20 settembre, su Sky e Now Tv.

27 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti